- 1 Scatola (rettangolare, 55.5cm x 39cm x 19cm)
- 24 Vasetti (rettangolare, _cm x _cm x _cm )
- X m. striscia illuminazione LED colore ROSSO
- Y m. striscia illuminazione LED colore BLU
- W g. terriccio
- N*coeff. semi
Come spesso accade, anche agli umani, le esigenze degli adulti non coincidono esattamente con quelle dei bambini. Se gli adulti tollerano condizioni più difficili, grazie alla loro forza o esperienza (o non potendo fare diversamente...), i bambini non sono ancora pronti ad affrontare le asprezze della vita reale. Allo stesso modo: un Lithops appena uscito dal suo minuscolo seme non ha ancora la capacità di sopportare neppure un centesimo della siccità che invece non darebbe alcun fastidio ad una pianta di Lithops adulta.
Se, come è sempre opportuno fare, qualcuno si chiedesse come possono allora vivere i Lithops in natura, come possono riprodursi nei loro luoghi di origine aridi, la risposta sarebbe duplice: da un lato i luoghi aridi non sono tali per tutto il tempo dell'anno; dall'altro i semi stessi dei Lithops non germinano durante tutto l'anno ma aspettano la breve (a volte brevissima) stagione umida per germinare. Ci sono addirittura alcune piante, come la Lapidaria, uno stretto parente del Lithops, che aprono le loro capsule seminifere (cioè il contenitore dei semi che si forma alla base del fiore ormai seccato), soltanto quando sono colpite dalle gocce di pioggia. Il significato di questo adattamento è ovvio: i semi non si fidano del calendario per sapere quando è arrivata la stagione umida, ma rimangono protetti fino a quando sentono la prima goccia di pioggia sulla loro testa prima di rilasciare il loro preziosissimo carico di semi.
Noi che cosa dovremmo quindi realizzare, per i nostri semi?: niente di che, semplicemente il paradiso. Cioè, diversamente da quanto succede in natura, in cui per ogni mille semi, uno solo diventerà adulto, noi punteremo, avendo a disposizione solo decine di semi e non tutta questa pazienza, al massimo del risultato. Quindi dovremo realizzare le migliori condizioni possibili per la germinazione, trascurando che queste siano innaturali. Queste condizioni consistono in:
- umidità costante per i primi 10-20 giorni; dopodiché alternanze sempre più prolungate di secco e umido;
- temperatura fra i 15 e i 25 °C (meglio se più fresco di notte e più caldo di giorno);
- luce adeguata, almeno dopo che i semi sono germinati;
- assenza di predatori (quest'ultima condizione non è banale come potrebbe sembrare...)
Per realizzare tutte queste condizioni, nasce l'idea della scatola delle semine, cioè del germinatoio
I Lithops hanno puntato tutto sull'adattamento a un ambiente caldo e arido. Sanno sopravvivere al freddo, al caldo, al caldo terrificante. Sanno aspettare pazientemente per mesi che cada loro in testa un goccio d'acqua; e solo a quel punto crescono. Ma, a causa della loro predilezione per l'estrema siccità, hanno dovuto pagare un prezzo: hanno infatti perduto la capacità di sopportare ristagni d'acqua. Lasciateli in ammollo troppo a lungo (ci vuol poco: basta non svuotare il sottovaso dopo un acquazzone...) e saranno fortemente a rischio di marcire. Per questo nel germinatoio dobbiamo prevedere delle ventole: per estrarre l'aria umida e far entrare aria che possa sì essere più fresca ma soprattutto meno umida. L'eccessiva umidità è utile solo ai funghi e alle muffe, che troverebbero non solo un clima favorevole ma anche delle vittime (le nostre plantule di Lithops), praticamente senza difese.
D'altra parte l'assenza d'acqua porta semplicemente alla disidratazione. Le piante appena nate dal seme, se si eccettua la prima settimana di crescita inarrestabile (quasi magica) in cui allungano la loro radice solitaria alla ricerca d'acqua, subito dopo finiscono l'abbrivio iniziale e hanno bisogno di rifornire d'acqua i loro depositi. Non hanno ancora potuto sviluppare la loro personale riserva, cosa che faranno solo con il tempo, ingrandendosi; e quindi occorre loro non essere mai in un ambiente completamente secco. La situazione ideale per una giovane pianta di Lithops è avere una radice che raggiunge zone sotterranee umide e di essere appoggiata su terra il più possibile secca (facile a dirsi!), con una leggera brezza che impedisca l'umidità eccessiva. Un aiuto, in questa situazione quasi irrealizzabile, è data... dai Lithops stessi. In particolare, quando si hanno a disposizione centinaia di semi, invece che decine, la crescita delle giovani piante strettamente appiccicate le une alle altre porta ad avere una sorta di separazione fra il fondo umido e l'aria superficiale e ha un effetto benefico sulla salute dell'intera colonia. Come dire: i giovani Lithops sono decisamente social...
Di che colore sono le piante, nella loro maggioranza? La risposta è semplice: verdi. Quindi di quale colore, nella gamma delle lunghezze d'onda possibili, hanno più bisogno? Personalmente sarei stato dell'idea di dire "verde"... Ma mi sarei sbagliato. Il colore che vediamo nelle foglie, nei fusti, nelle parti molli delle piante, questo colore così facilmente associato alla natura stessa, corrisponde esattamente alla lunghezza d'onda che non serve alle piante per la fotosintesi. E che quindi riflettono, colorandosi in modo conseguente; sono altri i colori, e quindi le lunghezze d'onda, che assorbono.
Questo spiega la ragione dell'apparente contraddizione nel fatto di immaginare un germinatoio con luce rossa e blu. Come accennato, la contraddizione è solo apparente, dato che in realtà rosso e blu sono proprio le lunghezze d'onda che le piante assorbono (e che quindi non vanno a costituire il colore dei tessuti fotosintetizzanti). Per essere più precisi il rapporto stesso fra le due luci dovrebbe essere di circa 4 a 1 a vantaggio delle luci rosse. Tra l'altro è per questa ragione che si trovano in rete molte immagini di germinatoi che sembrano discoteche anni '70.
Coltivare piante in vaso è un po' barare. Nel loro ambiente naturale ogni pianta, non solo i nostri Lithops, si è abituata, nel corso di milioni d'anni, a sopravvivere alle condizioni microclimatiche e a tutte le avversità, sviluppando capacità, resistenze, meccanismi e quanto altro per sopravvivere e riprodursi. Esistono solo pochissimi casi, in natura, di piante che si siano adattate a vivere "in vaso" (ad esempio: i Sempervivum sono piante grasse che vivono sulle montagne europee e possono sopravvivere nelle spaccature delle rocce riempite di terra, che sono la cosa più simile a un vaso). Eppure noi pretendiamo che le nostre piante, adatte al silenzio sterminato e arido di un semideserto pieno solo di terra, possano vivere in una scatola di plastica o di coccio, con solo un pugno di terra e con un essere vociante e rumoroso che le annaffia, per lo più a sproposito; e che, in questo contesto, fioriscano anche! Dove sta allora il trucco, dato che di trucco si deve parlare, visto che (a volte) questa cosa riesce? Il trucco consiste nell'aver creato un ambiente estremamente più favorevole alla vita, rispetto all'ambiente naturale. Elenchiamo, giusto per focalizzare l'attenzione, le differenze fra habitat e vaso:
- Nell'ambiente naturale è la popolazione il soggetto che sopravvive, composta da decine di migliaia di individui. Al momento della riproduzione e della dispersione dei semi normalmente le piante (e i Lithops non fanno eccezione) puntano sui grandi numeri - Nel nostro vaso abbiamo invece una o due piante, per ogni specie, raramente di più, e le curiamo noi perché sopravvivano;
- Nell'ambiente naturale, di centinaia di migliaia di semi seminati nel corso del tempo, sono sopravvissuti solo quelli che si sono trovati nelle condizioni favorevoli; quelli caduti sulla pietra, sulla sabbia... in bocca a un mangiatore di semi, non sono diventati adulti - nel nostro vaso la pianta che abbiamo comprato o seminato è stata messa a dimora in un ambiente scientificamente favorevole e ogni circostanza sfavorevole è stata puntualmente, nel limite del possibile, rimossa;
- L'ambiente naturale è pieno di predatori, grandi o piccoli, interessati a sfamarsi o a dissetarsi a danno dei vegetali; la popolazione nel suo complesso, normalmente, riesce a sopravvivere ugualmente grazie al mimetismo e al numero elevato di individui - nel nostro vaso non ci sono predatori. Quelli grandi come le capre non hanno accesso al mio balcone; a quelli piccoli come i parassiti cerco almeno di rendere la vita difficile...
- Nell'ambiente naturale dei Lithops, a volte non piove per mesi o per anni; molte piante ne muoiono - nel nostro vaso l'acqua abbonda piuttosto che mancare.
- Nell'ambiente naturale dei Lithops il terreno può essere più o meno favorevole alla germinazione prima e alla crescita e fioritura dopo. Quando va di lusso: a entrambe. Ci saranno quindi luoghi con molti Lithops e altri completamente privi (i semi che hanno cercato di attecchire non ci sono riusciti oppure le piante non sono riuscite a diventare adulte) - Nel nostro vaso abbiamo noi la gestione della composizione del terreno e cerchiamo sia di predisporre un ambiente opportuno prima, che di cambiare la terra quando riteniamo che abbia esaurito le sue sostanze nutritizie, sia di integrarle con eventuali fertilizzazioni chimiche o organiche se pensiamo a un'azione di reintegro più rapida e puntuale (anche se a volte più effimera).
Quindi: essere coltivati in un vaso si può dire che per una pianta sia tutto sommato cool. Il vero rischio è piuttosto quello di avere troppo. E trovarsi come quei cani i cui padroni sono evidentemente molto gratificati dal fornire loro cibo a tutte le ore del giorno e della notte... Questa metafora corrisponde all'annaffiare Lithops troppo o nei mesi sbagliati.
L'impronta personale che ogni coltivatore di piante grasse dà alla propria passione può essere adeguatamente rappresentata illustrando la ricetta che usa per il terriccio. Questa può essere: nessuna ricetta (ad esempio: compro la fantomatica Terra universale per cactacee, rosacee, patate e alberi da frutto in genere, nel Garden Center più vicino), oppure può essere composta da decine e decine di componenti base, introvabili come la terra di foglie delle foreste di latifoglie dell'Estonia o la prima rugiada del primo giorno di Primavera, ed essere tramandata, in gran segreto, di padre in figlio da generazioni...
Non è da sottovalutare nemmeno l'ipotesi di situarsi nel mezzo fra questi due approcci. Tenendo anche conto di quanto scritto a proposito della coltura in vaso, tuttavia, è un po' impreciso descrivere la ricerca del terriccio perfetto limitandosi a cercare di riprodurre tout court le condizioni del terreno dell'habitat originario. Se non altro perché i nostri Lithops non vivono nel bush sudafricano ma su un balcone o, ben che vada, in una serra. E sono soggetti a piogge di acqua spesso di rubinetto e non piovana, dosata da umani. Quindi, per riottenere una condizione simile negli effetti a quello che le piante sperimenterebbero in natura non solo è opportuno ma spesse volte diventa necessario allontanarsi proprio, coscientemente, dal tipo di terreno che i Lithops troverebbero in natura. Ad esempio: in natura il terreno appare per lo più molto più compatto di quello presente nei nostri vasi; ma normalmente ha una capacità di diffondere l'acqua per capillarità per metri o decine di metri invece che per i pochi centimetri del vaso. Quindi: dentro il vaso serve una composta che simuli l'effetto: tanta acqua tutta in una volta; e dopo un'ora asciutti. Questo lo si ottiene con un terreno che gli agronomi di una volta chiamavano terreno sciolto. Vale a dire: il contrario di un blocco di massello cementizio (quello che facilmente si ottiene riempiendo il vaso di acqua e argilla). A titolo di esempio, ma con sperimentazione tutt'ora in atto per adattarla al meglio... alle condizioni del mio balcone, io utilizzo la seguente ricetta: circa 40% di pomice con granulometria di 3-6mm, circa 40% di lava rossa stessa granulometria, circa 20% di terriccio setacciato (cioè terriccio da cui sono stati rimossi tutti i resti di foglie e altro non perfettamente decomposti) e aggiunta di fertilizzanti naturali. Non è farina del mio sacco, è una versione abbastanza standard del terriccio che usano i coltivatori di piante grasse.
La scatola ha una lunghezza di circa 55.5cm ed una profondità di 39cm. Considerando un po' di "scarto", la superficie utile del coperchio per l'installazione delle striscioline di illuminazione dovrebbe ricoprire un'area di 1.440cmq, pari ad una potenza di irraggiamento di circa 138W (per i dettagli di calcolo guarda qui).
L'idea è quella di creare un reticolo, forando opportunamente la scatola e facendo poi passare del filo (nylon?)...
Oltre a questa idea, che attualmente è quella che sembra più semplice e quindi più realizzabile, ci sono anche queste altre ipotesi:
- Magneti nella parte bassa (e incava) di ogni vasetto che lavorino in accoppiata con altri magneti al di fuori del vaso.
- Alloggiamenti di qualche tipo che formino una sorta di griglia all'interno della quale inserire in modo rigido i vasetti. Questa ipotesi dovrebbe superare il problema del ristagno d'acqua all'interno dei vasetti, una volta che questi fossero annaffiati. Il reticolo di solo nylon servirebbe proprio a superare questa problematica.
- File di vasetti che si blocchino gli uni contro gli altri salvo "filler" ai lati per garantire che non si muovano. Il principale problema di questa ipotesi sarebbe il fatto che rimuovere un singolo vasetto (cosa che può succedere, per controllo della singola semina...) sarebbe molto complessa.
Le ipotesi di approccio, su questo punto critico, sono ancora ad uno stato iniziale. Riporto tutte quelle discusse, anche le più complesse da realizzare:
- Motore passo-passo che sposta un erogatore d'acqua sul singolo vasetto da annaffiare. Questa versione ha l'importante problema da risolvere del fatto che non è possibile annaffiare i vasetti delle semine dall'alto con un getto (per quanto minimo) d'acqua: una semplice goccia farebbe disperdere i semi, per lo più di dimensione minuscola. Inoltre alterebbe le condizioni chimico-organiche (porterebbe ad accumulo, a lungo temine, di calcare con viraggio verso un ambiente superficialmente alcalino e contribuirebbe a mantenere una popolazione di muschi e alghe sulla superficie);
- Variazione rispetto alla versione precedente: l'acqua cadrebbe su un imbuto, posto lateralmente rispetto al vaso per non impedire l'illuminazione, e collegato al vaso per mezzo di un tubicino interrato (risolve il problema del far cadere acqua sulle piante)
- Sistema di abbassamento dei vasi verso contenitori singoli, preventivamente riempiti di acqua.
- Sistema di abbassamento del singolo vaso verso un fondo della scatola preventivamente allagato, che verrebbe asciugato per aspirazione al termine dell'annaffiatura.
- Sistemi di tubicini di collegamento singoli verso i vasetti, interrati da un lato nei vasetti e portati "fuori" dal germinatoio, dall'altra estremità, per razionalizzare al di fuori del germinatoio l'attuazione meccanica di quale vasetto bagnare.
Attualmente stiamo valutando sensori di umidità particolarmente a basso costo (circa 1 Euro a sensore...).
Informazioni di dettaglio di tutti i costi del materiale comprato fin qui...